Si dice che le cose belle arrivino quando non ci si spera più e così all’improvviso, piano piano, ti sei fatto spazio nella mia vita, nella mia quotidianità.

Ed è ancora strano darti una definizione precisa.
Sei l’odore delle tue mani che resta sulle mie dopo averle fatte combaciare,scoprendo che sembrano essere fatte solo per questo. La loro morbidezza, del velluto sulle mie sempre troppo fredde. Le tue dita, i nostri pollici che giocano a sfiorarsi. E le tue carezze.
Sei i tuoi baci sulla mia fronte, quelli sulla guancia, sul mento, sul collo.
I mille baci sui capelli perché ormai ti sei abituato ai miei ricci che non stanno mai fermi tanto da lasciar loro impresso il tuo profumo.
Quel modo tutto tuo di coccolarmi.
Sei la semplicità e la spontaneità dei tuoi abbracci che in realtà celano un bisogno di sicurezza, quel senso di protezione che solo un porto sicuro può darti. Non lo sai, ma sei tu che, invece, mi fai sentire a casa, facendo della mia timidezza un bel pregio e dei miei difetti quasi te ne dimentichi.
Il tuo essere dolce, nei gesti e nel modo in cui mi guardi, come se fossi la cosa più preziosa che esista al mondo. Nelle parole, in quelle nuove che ogni giorno mi dici e mi scrivi sapendo di quanto mi dimentico ad amarmi un po’ di più.

Sei la fantasia con la quale ti inventi i buffi soprannomi che mi dai. Il tempo che sembra volare via.

Sei la tua sincerità, la fragilità e le paure che hai dentro e cerchi di sconfiggere con coraggio, il tuo essere profondo.

E’ questo a renderti così raro, speciale.
8 dicembre 2015

 

Ricordi di cinque anni di liceo.

“Quando l’ultimo giorno di scuola, dell’ultimo anno di liceo, suona la campanella dell’ultima ora, sei convinto che quello sia l’ultimo secondo della tua adolescenza.”

Questa citazione è tratta da ‘Notte prima degli esami’che ognuno di noi ha visto almeno una volta durante gli anni di liceo e la pronuncia il protagonista, Luca Molinari, nelle prime battute del film.
Si raccontano le (dis)avventure di un gruppo di amici durante il periodo dei temutissimi esami di stato fra feste, divertimento, studio e preoccupazione, ma alla fine la notte prima degli esami li cambierà inaspettatamente, diventeranno davvero adulti e della maturità resterà loro un piacevole ricordo.

Ricordo ancora quando, in un caldo pomeriggio di fine giugno, misi piede al ‘De Titta’ per la prima volta, c’era l’incontro per le future prime in aula magna, a ripensarci mi sembra ieri e invece sono passati ben cinque anni. Non so il motivo, ma le prime cose che mi hanno colpita sono stati il cavallo di legno sul muro delle scale e la barca a metà appesa al soffitto e quando mi capita di passarci non posso far altro che guardare in alto e questi anni mi scorrono tutti davanti, come un flashback.
Quest’anno, il primo giorno di scuola, a pensarci bene il mio ultimo primo giorno di scuola, mentre cercavo la mia classe, mi sono soffermata su quelle stesse scale e proprio come cinque anni fa stavano salendo i ragazzi di prima. Mi sono rivista in loro, me il primo giorno di liceo, un po’ spaesata per essere entrata in un nuovo mondo da scoprire, in cinque anni che sembravano un’eternità, e quasi quasi invidiavo i più grandi che vi erano già passati.
A tredici, quattordici, anni si è chiamati a fare una scelta importante per il proprio futuro, il primo passo di una lunga strada, senza poter sapere come andrà, se sarà quella giusta e cosa ci riserverà il nuovo cammino ed appena varcata la soglia della porta d’ingresso ci si sente grandi, liberi di esprimersi. In tanti dicono che sono proprio gli anni del liceo ad essere i più belli e fino a quando non si arriva alla fine si fa anche un po’ fatica a crederci. Sono un vortice di emozioni, da un lato stanchezza, ansia, preoccupazione e dall’altra le amicizie nate tra i banchi e le mura di scuola, le risate e le giornate condivise in classe. La scuola-una piccola società e i compagni-una grande famiglia-grazie alle quali si impara a stare insieme, rispettandosi l’un l’altro.
Si cresce e ci si prepara alla vita vera, alle responsabilità nell’essere delle persone mature e non a caso per uscirne si deve passare per la “maturità”.
Senza dubbio l’anno migliore è proprio il quinto, anche se all’inizio sembra una passeggiata in salita e man mano che si avvicina il traguardo somiglia sempre più ad un girone infernale, ricco di bilanci, progetti e sogni per il futuro.
E nonostante l’impegno, i sacrifici e le innumerevoli volte in cui ho pensato che non vedevo l’ora di finire il liceo so già che mi mancherà e non posso che essere grata a questi cinque anni. Ho imparato a credere sempre in me stessa, ad aprirmi di più con gli altri senza timori, a capire le altre persone e questo anche grazie al ‘Laboteatro’, progetto della nostra scuola da diversi anni, le cui ore sono sempre delle vere e proprie lezioni di vita.
Ogni attimo mi ha lasciato qualcosa, un piccolo insegnamento e ne esco con un bagaglio in più.
È stata una bella avventura in cui non sono mancati ostacoli, incomprensioni e brutte giornate-infondo non ne esistono di troppo facili in cui tutto va secondo i nostri piani-, ma se nella vita fosse ammessa la teoria dell’eterno ritorno, dando così ragione a Nietzsche, rifarei questa scelta altre volte. Scelsi questa scuola principalmente per due motivi: la possibilità di poter approfondire la conoscenza di tre lingue straniere e per le due ore settimanali di matematica, ma l’importante è decidere ascoltando se stessi. E ora che sono quasi alla fine mi sento di dare un consiglio, che ci diede una professoressa l’anno scorso, a chi questo percorso lo ha appena iniziato: “Siate sempre voi stessi e, se potete, cambiate il mondo.”
È stato un anno intenso e veloce rispetto ai precedenti. Ormai maggio sta per terminare e porta con sé la fine del conto alla rovescia, l’inizio di giugno e della maturità, sinonimo di voglia di libertà e nostalgia.
Le giornate dei maturandi come me non saranno più scandite dalla campanella nella quale abbiamo riposto la maggior parte delle nostre speranze per le interrogazioni, i compiti o per la semplice voglia di tornare a casa, ma sarà la prima cosa che ci mancherà insieme allo stridere del gesso sulla lavagna e all’odore di pulito la mattina, appena ne usciremo per l’ultima volta, anche a chi ha difficoltà ad ammetterlo perché il quinto anno di liceo non lascia indifferente nessuno.

(Articolo per il giornalino d’istituto)

Chiara S.